E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare
| Titolo originale | E.1027 – Eileen Gray and the House By the Sea |
| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario, Drammatico, |
| Produzione | Svizzera |
| Durata | 89 minuti |
| Al cinema | 55 sale cinematografiche |
| Regia di | Beatrice Minger, Christoph Schaub |
| Attori | Natalie Radmall-Quirke, Axel Moustache, Charles Morillon, Vera Flück, Eileen Gray . |
| Uscita | lunedì 16 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Trent Film |
Tra il 1926 e il 1929 la designer irlandese Eileen Gray, che fino a quel momento aveva prodotto oggetti di arredamento, lavora insieme al compagno, l’architetto e giornalista Jean Baldovici, a un progetto molto personale: la Maison en bord du mer, una villa costruita sugli scogli di Roquebrune Cap Martin, piccolo municipio nel Sud della Francia. La casa richiama le forme di un’imbarcazione, si ispira al modernismo interpretandolo in chiave funzionale e viene battezzata con le iniziali dei due: E per Eileen, 10 come la decima lettera dell’alfabeto esteso (J di Jean), 2 come B di Badovici, 7 come G (Gray). Fondatore della rivista “Architecture vivante”, pubblicata fino al 1932, Baldovici frequenta e ammira Le Corbusier, che, ospite della E.1027, ne resta fatalmente ossessionato.
Mentre Gray la lascia dopo sole due estati, nel 1931, progettando un’altra abitazione a Tempe à Pailla, sulle vicine colline di Castellar, sei anni dopo l’architetto svizzero dipinge degli affreschi sulle pareti che erano intenzionalmente concepite bianche dalla sua ideatrice, li fotografa e nel pubblicarne le immagini, implicitamente si dichiara l’artefice della E.1027. E nel 1952, per non allontanarsene, costruirà a pochi metri da essa il cabanon, una piccola abitazione di legno. Alla morte di Badovici, Gray, che gli aveva intestato la villa, non ne tornerà mai in possesso. La sua figura appartata e anticonformista di pioniera e disegnatrice di interni (tra le primissime studentesse alla Slade school of Arts di Londra) riemergerà solo quando nel 1968 un articolo di Joseph Rykwert sulla rivista “Domus” colmò un’incomprensibile dimenticanza di lei nel campo artistico, a pochi anni dalla sua morte.

